• Fortune Favors Lady Nikuko

    Fortune Favors Lady Nikuko

    ★★½

    Dopo l'ambizioso I figli del mare, Ayumu Watanabe torna alla regia di un lungometraggio animato, riducendo le pretese e realizzando un intimo coming of age, capace di intrattenere e intenerire lo spettatore. La sceneggiatura presenta due filoni narrativi tra loro forse mal amalgamati, eppure contraddistinti da una spontaneità fuori dal comune, che normalizza le stranezze dei protagonisti, valorizzandole. Espliciti gli omaggi a Il mio vicino Totoro.

  • Operation Mincemeat

    Operation Mincemeat

    L'ultimo film diretto da John Madden consiste nell'adattamento dell'omonimo libro di Ben Macintyre, incentrato sulla fortunata operazione Mincemeat, il diversivo che persuase i nazisti a preoccuparsi di uno sbarco alleato in Grecia piuttosto che in Sicilia. I pregi della pellicola risiedono nella sua capacità divulgativa e nella simpatia insita in Ian Fleming, futuro creatore di 007. Il resto è da dimenticare: regia impersonale; fotografia monocorde; ricorso al campo e controcampo estenuante; sceneggiatura infarcita di dialoghi così didascalici da far sembrare…

  • Bambi

    Bambi

    ★★★

    L'ultimo classico Disney appartenente alla Golden Age, pur risultando il più derivativo sul piano audiovisivo (molti animali sono ripresi da Biancaneve e l'armonia della Natura con la musica sinfonica si era già intravista in Fantasia), ha il pregio di trasformare l'essere umano nel villain del racconto, ribaltando la solita prospettiva antropocentrica. L'uomo non appare mai, eppure lo spettatore avverte costantemente il pericolo della sua presenza. Animazione molto più fluida rispetto a Dumbo, ma ancora lontana dai fasti dei primi due lavori. Ottima (come del resto in tutti i classici della Golden Age) la commistione della componente orrorifica con quella comica.

  • Dumbo

    Dumbo

    ★★★

    Dopo gli insuccessi di Pinocchio e Fantasia, la Disney è costretta a ridurre il budget per la realizzazione del suo quarto classico. Sebbene l'animazione ne risenta sul piano tecnico, presentandosi molto più legnosa e approssimativa rispetto al passato, ne giova invece su quello creativo, ideando soluzioni visive di grande fascino immaginifico. Nonostante le innegabili controversie razziali, il film rappresenta un racconto di formazione tenero e istruttivo, in grado di sensibilizzare le nuove generazioni all'inclusività e alla valorizzazione del diverso.

  • Pinocchio

    Pinocchio

    ★★★★

    Il secondo classico Disney consiste in un altro capolavoro assoluto, capace non solo di trasporre l'omonimo romanzo di Carlo Collodi in modo funzionale all'intrattenimento e alle esigenze paideutiche (diversi episodi sono sacrificati, ma quelli presenti vengono adattati in modo superlativo), ma anche per l'eccellente tecnica animata (qui ancora più complessa che in Biancaneve). Affascinante il ruolo metacinematografico attribuito alla Fata turchina, la quale, proprio come la Disney, detiene il potere di dare vita e umanità a cose inanimate.

  • Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore

    Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore

    Il terzo capitolo di Animali Fantastici prosegue sulla falsariga del precedente, incrementando ulteriormente gli echi della saga originale, qui richiamata con una presenza più massiccia di Hogwarts e dei suoi abitanti. Tralasciando la mediocrità visiva (il montaggio migliora, ma la fotografia è sovente troppo buia), il problema maggiore risiede nell'inconsistenza della sceneggiatura, costruita su un soggetto incapace di prendere una direzione coerente e sensata. Intrattenimento assente. Sottotesto politico di una banalità sconfortante. Film da dimenticare.

  • Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald

    Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald

    Il secondo capitolo della saga riesce a peggiorare il (già pessimo) film precedente, relegando gli animali fantastici (solo in astratto protagonisti) a inutili comprimari, cui la sceneggiatura ricorre estemporaneamente solo per far sorridere i più piccoli. Il resto del film consiste in un raffazzonato miscuglio di rimandi alla saga originale, tanto insistiti quanto incoerenti con il nuovo soggetto. Indecente il montaggio, che presenta fastidiosissimi scavalcamenti di campo.

  • Fantastic Beasts and Where to Find Them

    Fantastic Beasts and Where to Find Them

    Il primo capitolo della saga spin-off di Harry Potter consiste in un film mediocre, sia sul piano narrativo che su quello visivo. Il soggetto è debolissimo e la sceneggiatura, oltre a presentare uno sviluppo piuttosto banale, si dimostra indirizzata a un pubblico per lo più infantile (paradossalmente il meno affezionato alla saga originale). Montaggio caotico nelle fasi action; green screen sovrabbondanti; cast privo del carisma necessario per portare avanti il progetto. Resta l'eco (inopportuna) del tema musicale di John Williams. Nient'altro.

  • Snow White and the Seven Dwarfs

    Snow White and the Seven Dwarfs

    ★★★★

    Il primo lungometraggio animato della storia del cinema consiste nell'adattamento dell'omonima fiaba dei fratelli Grimm, brillantemente realizzato da Walt Disney con il rivoluzionario ricorso alla multiplane camera (in grado di sovrapporre diversi fondali in trasparenza). La sceneggiatura ha il pregio di fondere con estrema armonia un'ampia gamma di generi (dalla commedia all'horror), rendendosi accessibile a qualsiasi tipo di pubblico. Un capolavoro di inestimabile valore, che ha segnato per sempre la Settima arte, resistendo egregiamente alla prova del tempo.

  • Valhalla Rising

    Valhalla Rising

    ★★

    Brutale pellicola co-scritta e diretta da Nicolas Winding Refn, che mette in scena un'epopea sanguinaria per condannare le ipocrisie senza tempo del colonialismo e dei fanatismi religiosi. Il film è avvolto da atmosfere allucinate (perseguite combinando una fotografia iperrealista a musiche elettroniche), che immergono lo spettatore nell'onirismo catabatico della follia umana. Il problema risiede tuttavia nell'eccessiva magniloquenza della scrittura, che ricorre a uno stile allegorico alla lunga sfibrante, complicando inutilmente la semplicità del messaggio di fondo.

  • Doctor Strange in the Multiverse of Madness

    Doctor Strange in the Multiverse of Madness

    ★★

    Quindici anni dopo l'ultima volta, Sam Raimi torna a dirigere un cinecomic, entrando a gamba tesa su quello che ormai può essere definito Marvel Cinematic Multiverse. Lo stile del regista è inconfondibile e, sebbene sfoci sovente nel manierismo, conferisce al film l'impronta di cui si avvertiva l'esigenza (inedite e per certi versi rivoluzionarie le concessioni soft-gore all'interno del MCU). Perplime invece la sceneggiatura: non tanto per il semplicistico messaggio politico celato dietro la figura di America, quanto piuttosto perché risente eccessivamente di tutte le complicazioni che il multiverso comporta (confusione narrativa, disaffezione ai personaggi, pericolosa apertura alla serialità e conseguente allontanamento dello spettatore occasionale).

  • The Northman

    The Northman

    ★★½

    L'ultima, attesissima, fatica di Robert Eggers è un'opera finalmente ad alto budget, finalizzata all'adattamento dell'antica leggenda scandinava che ispirò William Shakespeare per l'Amleto. Nonostante il buon livello della messa in scena, il film risente di una scrittura fatta di spiegoni e didascalismi continui, che privano il racconto di qualsiasi fascino e del giusto mistero, relegandolo a una storia di vendetta come tante. Notevoli le atmosfere, il sonoro e l'aderenza filologica al mondo vichingo. CGI non impeccabile. Una pellicola riuscita solo in parte, che risente del difficile compromesso tra autorialità e commercialità.