Jojo Rabbit

Jojo Rabbit ★★★★

Se sei un bambino di 10 anni nella Germania del 1945, devi essere molto coraggioso per non omologarti al pensiero unico dominante. Jojo desidera talmente tanto partecipare al mondo che lo circonda da diventare un piccolo fervente nazista. Entra a far parte della Gioventù Hitleriana, ma viene bullizzato dai compagni perchè troppo sensibile per uccidere un coniglio a mani nude. Il bambino trova allora conforto in una versione immaginaria ed un pò squinternata di Adolf Hitler, che lo aiuta nei momenti difficili e lo educa all'antisemitismo. Gli ideali di Jojo però entrano in crisi quando scopre che sua madre nasconde in casa una giovane rifugiata ebrea.

Il regista Taika Waititi riprende la definizione che David Bowie diede di Hitler come della prima rockstar della storia, ed apre il film accostando il fuhrer ai Beatles. Con la versione tedesca di I Want to Hold Your Hand in sottofondo, i filmati d'archivio mostrano il fanatismo giovanile per il leader del Terzo Reich: è proprio come la Beatlemania, solo con le svastiche ed il credo nazista. Waititi mostra Hitler non come un fenomeno politico o storico, ma come un'icona culturale. Da qui Jojo Rabbit prende le mosse, per configurarsi poi come un bellissimo racconto di crescita e formazione, che riesce a mescolare abilmente dramma, commedia e satira. Attraverso il rapporto con la Elsa, la ragazza ebrea, Jojo scoprirà l'amore, la morte e l'importanza di essere se stesso, ed arriverà a capire che il vero eroismo non sta nell'uccidere un coniglio o nell'odiare "l'altro", ma nel vivere la vita secondo un'ideale di bellezza e di accettazione delle diversità. Un eroismo, questo, che - come ci ricorda nuovamente Bowie in un finale struggente e catartico - è capace di abbattere ogni muro di divisione ed intolleranza, e di consegnarci la libertà di ballare felici in strada, sperando in un mondo migliore.

Here's the english version of the review.

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