Suspiria

Suspiria ★★★★★

"Questo è un valzer dedicato ai nostri corpi e a ciò che significano per la nostra salvezza" canta Thom Yorke mentre ci viene introdotta per la prima (o seconda?) volta Susie Bannion (Dakota Johnson).
In queste parole viene racchiuso il dilemma dell'esistenza. Noi, come anime, siamo intrappolate in corpi in una continua oscillazione tra gioia e dolore, tra bene e male; ma siamo pronti a prenderci le responsabilità delle nostre azioni? 
Guadagnino prova a rispondere a questa domanda con una rivisitazione Art-house del classico cinematografico di Dario Argento, Suspiria.
In questa nuova opera ci allontaniamo da Friburgo e ci avviciniamo a Berlino, nel 1977, attorniata da quel muro e intrisa di un sentimento di negazione creatosi a seguito delle tragedie avvenute nella prima metà del XX secolo. Il nazismo, la Shoah, la Frazione dell'Armata Rossa sono i protagonisti indiscussi del teatro dell'orrore messo in scena durante il corso del 900, ma nessuno aveva il coraggio di prendere coscienza delle azioni compiute.
Ciò ha portato ad un'identità nazionale e personale divisa in molteplici parti, e così sono le identità dei personaggi che si muovono a passi di danza all'interno della Markos Tanz Company.
Tilda Swinton ha il compito di portare sullo schermo questa frattura dell'anima con il trittico di personaggi composto da Viva Blanc, Josef Klemperer e Helena Markos: tre personalità estremamente differenti tra di loro, ma tutte in una continua guerra tra l'accettazione ed il rifiuto del male e della colpa, un senso logorante esasperato nell'atto finale. In quest'ultimo viene chiamato come testimone del rito il dottor Klemperer, costernato dal dolore a seguito della perdita della propria amata in un campo di concentramento. Un reale testimone di ciò che è stato l'Olocausto, di cui lui stesso si sente un colpevole indiretto.
A differenza del capolavoro di Argento, la danza diventa centrale nel corso dell'opera rendendo i corpi danzanti dei veri e propri protagonisti essenziali per esprimere la sublimazione dell'identità; quella stessa sublimazione effettuata dalla madre religiosa di Susie nei confronti di quest'ultima. "Quante tragedie sono avvenute per poi essere etichettate come magia?" dice Klemperer. Non a caso nel film si parla di streghe, così come le donne "scomode" processate nel corso della Storia. È solo tramite la liberazione dalle catene del radicalismo religioso che Susie riesce a completare la sua identità, liberando a pieno le sue capacità.
Un progetto ambizioso e riuscito dove i personaggi si muovono in un palco di terrore e di colpa nel tentativo di una redenzione dell'anima, e in un presente dove il popolo sembra avere una memoria limitata è un bene guardare un film che cerca di responsabilizzare lo spettatore sui drammi del passato e sulle loro ripercussioni.

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